ARTICOLO "Ansa"

C'era una volta... Scrivere un articolo sul cambiamento del lavoro giornalistico sarebbe come scrivere una fiaba che attraversa epoche e strumenti diversi. Il protagonista e' sempre lui, il giornalista, affiancato dalla sua immancabile compagna di viaggio: la penna, prima biro e poi elettronica. Gillet con taschini, taccuino alla mano e sempre di corsa. La carriera spesso cominciava da un paesino di provincia, dove le buche per strada potevano diventare l'apertura del giornale. Dove il direttore del Tg poteva essere allo stesso tempo il tuo maestro ed il tuo insegnante di educazione fisica. Le redazioni erano un continuo rumoreggiare blasfemo sotto la pioggia battente dei tasti della macchina per scrivere. Il rumore dei rulli si confondeva con quello delle telescriventi. Non erano rari i casi in cui si bucava la notizia perche' qualcuno dimenticava di cambiare la carta a quell'aggeggio infernale, da cui - quasi per magia - comparivano notizie da ogni dove. Non erano rari i casi in cui - per chiudere il giornale - qualcuno forzava la mano. Erano gli anni delle emittenti e delle radio private. Poi le macchine per scrivere cominciano a scricchiolare. Accanto a loro si materializzano i primi computer. Davanti ai monitor giganti c'erano spesso solo i direttori, con i collaboratori costretti ancora a battere i tasti sempre piu' pesanti. Le telescriventi cominciavano a sparire e lasciavano spazio alle prime stampanti. La tecnologia si insinuava nel mestiere, ed il mestiere imparava a corteggiare la tecnologia. Oggi, nell'era del bombardamento dell'informazione, parlare di telescriventi fa ancora sorridere. Girare per i vicoletti delle citta' in cerca dello 'scoop' e' pura fantascienza. Il mestiere ha corteggiato cosi' tanto la tecnologia dal finirci a letto. Ma piu' che una passione e' diventata una relazione stabile, fin troppo

 

Domenico Palesse