ARTICOLO "Ansa"

Io sono un giornalista atipico. Dopo un po’ di gavetta (tra l’altro al Globo diretto da Ghirelli) sono entrato all’Ansa nel 1980, ma direttamente in una redazione “tecnologica”, il Dea (acronimo di Documentazione Elettronica Ansa). Subito nelle nuove tecnologie, quindi, anche se le vecchie “nuove tecnologie”di allora. A pensarci adesso sembra una cosa antidiluviana. I computer non erano personal, ma videoterminali collegati ad un unità centrale, senza nessuna autonomia che non fosse quella dell’inserimento e della ricerca dei dati. Non solo, ma paletti contrattuali impedivano ancora ai giornalisti l’uso dei videoterminali per scrivere. Assurdo a pensarci oggi. Ma l’assurdo lo vivevamo tutti i giorni. Le notizie da inserire nella memoria del cervellone le dovevamo scrivere a macchina, su fogli predisposti. I fogli finivano nel salone telescriventi dove il personale poligrafico “digitava” le cose scritte da noi. E ci finivano con un buffo sistema che molti di voi, per vostra fortuna, non conoscono: la posta pneumatica. La posta pneumatica era un sistema di comunicazione tra un locale e l’altro che utilizzava un sistema di tubi. Il foglio con la notizia veniva inserita in un cilindro metallico che veniva a sua volta inserito in un tubo dotato di una specie di tastiera. Inserendo il numero giusto il cilindro percorreva i tubi prendendo i bivi giusti per finire nella destinazione stabilita. Quando arrivava faceva un tipico “Tu-Tum”. La doppia scrittura con strumenti “macchinosi” come la macchina da scrivere e la descrivente, naturalmente, era a scapito della velocità e della precisione perché con questi passaggi aumentava il rischio di errori di battitura. Errori di battitura che diventavano fondamentali perché se in una notizia da trasmettere in rete qualcuno scriveva Andriottti invece di Andreotti tutti capivano lo stesso, ma se l’errore finiva nella memoria dell’archivio elettronico la notizia non sarebbe mai uscita fuori cercando “Andreotti”. Anche le ricerche avvenivano con videoterminali (non personal computer che non c’erano ancora) che andavano lentissimi. La velocità massima di trasmissione era di 300 bytes, il che significava che quello che avevi cercato compariva, se andava bene una riga alla volta. E il collegamento dall’esterno, per i clienti utenti, era ancora più macchinoso perché avveniva con modem su linee telefoniche antiquate, lentissime e instabili. Ogni volta, per ottenere il collegamento, bisognava fare il numero telefonico e poi “switchare” su Dati. Sembra un secolo fa. Sono passati meno di 30 anni. Ma le cose sono andate avanti così fino a quasi 20 anni fa. Solo allora le nuove tecnologie hanno cominciato a diventare “nuove” e a cambiare sempre più rapidamente per arrivare alla situazione in cui tutti oggi lavoriamo.

 

Stefano Fratini