ARTICOLO "Ballarò/Rai International"

...Ma porca miseria, proprio quest'anno che mi ero preparato. Ho letto, cercato, confrontato. Ho preso appunti, chiesto suggerimenti. Ho seguito tutti gli appuntamenti sportivi, sperando di trovare in un particolare, in un gesto atletico, in un modo di dire,uno spunto per essere originale. Ma come? Per il Grandi firme non bisognava scrivere di calcio e passione? Di chi ha il pallone nel cuore ma un altro mestiere nella testa? Tutto inutile."Giornalista ieri. Gioirnalista oggi, cambiamenti di una professione grazie alle nuove tecnologie". Ma cos'è la traccia di una prova d'esame per diventare professionisti? O quella di una tesi di laurea di uno degli innumerevoli corsi di laurea in scienza della conunicazione? Ormai c'è ne è uno in ogni Università italiana. E con i corsi, si sono moltiplicati come funghi anche professori e docenti. E con loro libri e dispense per imparare a fare il mestiere. Neanche se il giornalista lo imparissi tenendo la testa sui libri o seguendo lezioni di improvvisati maestri in un aula universitaria. E no, miei cari. Non è così. Per diventare devi andare, guardare, chiedere, parlare, essere capace di capire l'essenza delle cose e dei fatti. E poi devi essere capace di riassumere e raccontare nel modo più semplice e diretto.Devi essere in grado di far capire quello che vuoi dire e vuoi descrivere, magari anche a chi non sa leggere. Credete che tutto questo sia frutto di conoscenze di tecnologie o di teorie descritte in libri di testo? .Macchè!!!!! Tutte balle.L'essere giornalista è un arte: non si diventa si è. Secondo voi Indro Montanelli era a conoscenza delle nuove tecnologie? Secondo voi avrebbe scritto e pensato cose diverse se avesse avuto a portata di mano un computer e internet al posto della sua Olivetti Lettera 22? Ora basta premere il tasto invia ed il tuo pezzo è messo già in pagina. Naturalmente questa è disegnata sul computer. Una volta dovevi sistemare il foglio dentro il rullo della macchina da scrivere, battere sui tasti e comporre. Tic, tic, tic, driiin, strschhhhh!!!! E cosè?, direte voi... Cos'èèèè??? Era la musica che sentivi in ogni redazione. Era il suono del lavoro dei giornalisti di un tempo. Era il rumore del battere delle dita sui tasti delle macchine da scrivere. Un rumore che sentivi solo se non eri lì a lavorare. Se eri uno che non era giornalista. Per noi che in quelle stanze ci passavamo gran parte delle ore di una giornata era un rumore ovattato e sordo. Quasi un silenzio operoso. E poi c'era il contato con il correttore di bozze. Quello che non era giornalista, ma che conosceva la grammatica meglio di te e riusciva a non farti fare strafalcioni lessicali. E poi c'era il proto, il linotipista, il tipografo. Tutte persone scomparse dal lessico delle aziende editoriali moderne, quelle dove regnano le nuove tecnologie. Ed erano persone con cui scambiavi idee, sogni, che ti rispetavano e che rispettavi. Noi giornalisti, loro semplici operai. Erano loro i primi lettori del tuo servizio. I primi giudici del tuo lavoro. Ecco, se qualcosa è cambiato nel giornalismo moderno è propio questo: è diventato senza anima. Con le nuove tecnologie ci si sporca nemo le mani e sicuramente anche le coscienze. Il giornalismo moderno è un pò come il calcio moderno: ormai, come quest'utimo è deventato industria: deve produrre e macinare soldi, poco sudore e molti affari,molti mezzi per comunicare, ma poche idee. Un pò come pensare di dover scrivere di calcio e ritrovarsi a fare il giornalista.
 

Lello Fabiani