ARTICOLO "Corriere dello Sport" |
|
Sono le 23.49 di un mercoledì di coppa, fuori dalla finestra Roma si fa piano piano silenziosa. Dentro, al settimo piano di un palazzo illuminato, l’attività è febbrile. Guardo le pagine che si compongono sullo schermo e che tra qualche ora saranno nelle edicole, poi passo alle pagine virtuali di un sito che guardano già tutti. Nel mentre penso a quanto il calcio, in tutte le sue sfaccettature, ha riempito tutte le giornate di un giovincello e dei suoi colleghi che passo dopo passo si sono trasformati in veterani. Vent’anni fa: i fiumi di inchiostro sulle partite degli esordi, le prime trasferte, le rotative e gli articoli dettati ai dimafonisti, i campetti di periferia dei primi Tornei in un piccolo mondo autocelebrativo. Oggi: i fiumi di inchiostro (ora virtuali) dei fondi in prima pagina sul big match della sera, i contenuti multimediali di un giornale on-line, gli mp3 degli inviati, gli interventi in web-tv, le top5 in streaming dei gol più spettacolari, il ventitreesimo torneo su campi sintetici e ultramoderni, con feste, servizi fotografici e telecamere che vanno oltre i 50 minuti di follie da pallonari. Sorrido al pensiero di aver fatto con loro una specie di percorso da calcio totale: da terzini da catenaccio arroccati nelle loro posizioni, talentuosi ma limitati, a tanti piccoli Crujiff che corrono e pressano, segnano e difendono, attaccano e coprono. Da cronisti classici dal sapore epico e un po’ vetusto, a giornalisti multiuso, indefinibili, che passano dalla carta al web e dal web a un intreccio infinito di voci virtuali, sempre a mille su mille fronti. Anche nel Torneo, dove i panchinari delle prime edizioni sono ora i leader e mister delle squadre. Diversi ma uguali nel fondo, come il calcio e il giornalismo, dove alla fine quello che conta è fare il gol che vale una stagione o raccontarlo nel modo che vale una vita di racconti. Alberto Dalla Palma |